17/05/2010
hanno scritto su LA SIGNORA CHE GUARDA NEGLI OCCHI

… la scrittura frammentata della Petyx su un tema di pregnante attualità,, crea un cortocircuito di sorprendente efficacia, sia intellettuale che emotiva. Quel che viene evocato sono l’angoscia e la solitudine che si insinuano nella vita privata, familiare delle vittime di taglieggiamento. Davvero emozionanti Filippo Luna, Maria Cucinotti e la stessa Petyx guidati dalla ficcante regia di Cutino. Parole semplici, nessun compiacimento: solo il teatro che torna a farsi tempio laico in cui la comunità si ritrova e si ricompatta. E non è poco. (Claudia Cannella - Hystrio)

 

È forte ed esplicita la scelta di impegno civile del gruppo M'Arte: la rappresentazione dei mali - del Male - di una società non si traduce tuttavia in un teatro dal taglio narrativo o banalmente didascalico. L'autrice dei testi, anche una delle attrici, percorre invece la strada di una drammaturgia sottilmente allusiva, un modo di comunicare segmentato, trasversale, fatto di vaghe sensazioni, di sussulti emozionali trattenuti e come raggelati che ne rendono l'effetto, in qualche modo, più efficace, più inquietante. (Renato Palazzi - Del Teatro)

 

La signora è la paura che attanaglia chi si trova la mafia sul suo cammino, è la morte che ti cerca ad ogni angolo della via e che ti fa sempre guardare alle spalle. Con bella scelta registica Cutino toglie dal naturalismo la vicenda cercando uno scavo nei sentimenti di una imprenditrice, di un commerciante, di una madre. Disposti su una sorta di scacchiera, i tre vivono l’angoscia del loro percorso emozionale, della fatica di vivere, stremati, avviliti. ( Magda Poli - Corriere della Sera, Milano)

 

È un teatro civile che non sciorana dati né fatti di cronaca, ma dà una soggettiva emozionale di chi la mafia la subisce sulla pelle… il terrore, l’impotenza, l’annientamento di un quotidiano che non conosce più la normalità si amplificano nei movimenti convulsi degli attori, in un balletto allucinato fatto di denudamenti, smorfie, continue cadute, in uno spettacolo rigoroso, intenso, emozionante ( Simona Spaventa - Repubblica, Milano)


un reportage di forti emozioni che nulla concede al realismo psicologico, procedendo per slittamenti fisici e mentali. Un mosaico di voci angosciate in un impianto figurativo semplice ed efficace con tre bravissimi attori che scatenano impossibili fughe dalla propria vergogna e da se stessi. Un flusso gestuale che utilizza un semplice oggetto di scena come elemento simbolico di ostacolo ad una vita normale e che è appendice del corpo degli attori. ( Guido Valdini - Repubblica Palermo)

 

Progetto drammaturgico e scenico in bella simbiosi. Fuga dalla retorica, appropriata scelta dei tempi (anche musicali), di scena e costumi, di luci e tre interpreti che scelgono la via di un naturalismo livido, ghiacciato, inerme, sintesi efficace di quel sentimento che si chiama paura ( Totò Rizzo - Giornale di Sicilia)

 

il prodotto finale non può che emozionare! gli attori sussurrano minacce e rivendicazioni, vivono paure ed angosce, in un continuo scambio di battute in cui non ha nessuna importanza la bocca che le pronuncia, ma il fatto stesso che siano pronunciate. ( Agata Motta - La Sicilia)

 

Un tema difficile che gli autori hanno reso comprensibile. Una rappresentazione che scuote le coscienze! (Desirée Ragazzi - Il secolo dItalia)

 

Silenzi, smorfie struggenti, azioni compulsive, ritualità malate in una rappresentazione che schiva la retorica e che, con encomiabile lucidità, riporta sulla bocca degli attori le parole, le frasi, la gestualità perfino dellintimidazione, di quella minaccia spesso silente che purtroppo ognuno di noi, a distanza più o meno ravvicinata, ha avuto sotto gli occhi ( Christian Chiaruzzi - Giornale di Sicilia)

 

 

 

 

 

 

 

 



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musica di Roberto Agrestini tratta dallo spettacolo "Vietato Tuffarsi"
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