...ha ancora una matrice di intensa ricerca palermitana lo spettacolo vincitore della IX edizione del Premio Scenario... in uno spazio contrassegnato da quindici scatole di cartone pronte a diventare gusci, pozzi o bidoni beckettiani, il lavoro esprime una poetica disperata e intima di affetti in disuso, storie di un sud del mondo dove le persone si calpestano come corpi da inseminare e poi da interrare Rodolfo Di Giammarco – La Repubblica
...la forte, non celata cadenza palermitana, senza indulgere a un uso macchiettistico del dialetto, è la prima traccia dei loro personaggi, forse in realtà uno solo, una sola voce femminile che si rivolge a un interlocutore estraneo e distante. Si muovono, impacciate dagli abiti portati a strati l'uno sopra l'altro, in mezzo a una ordinata distesa di scatoloni di cartone. Vi si tuffano, ci cadono dentro, e intanto lottano, si scontrano, si strappano i vestiti a vicenda, se li scambiano, si abbandonano a piccole gag, mentre vanno ricomponendo i brandelli di una «lettera» all'uomo amato, forse lontano, forse soltanto immaginato. Parole di rabbia e di dolore, brucianti come l'immagine dei corpi femminili evocata dal titolo. Gianni Manzella – Il Manifesto
Attrici che hanno qualcosa da dire e che ti lasciano turbato per la potenza espressiva del loro procedimento drammaturgico apparentemente frammentario che invece deriva dal flusso percettivo accavvallato di chi vuol far saltar fuori l’intollerabilità di una rassegnata non-esistenza femminile. Di chi vuol far sentire quanto di colpevolmente inespresso permane nelle loro carni calpestate, nelle loro anonime esistenze, doppiamente figlie di un vastissimo mondo minore.Sergio Buttiglieri - L’Unità
Lo spettacolo vibra di un intenso incontro di danza e teatro: il racconto si libra, per quadri, coniugando con intrigante fascinanzione una partitura fisica intensa quanto struggente, che ben si coniuga con il testo fatto di semplici situazioni, quasi litanie di amori perduti e sogni infranti... La voce risuona di dolci cadenze palermitane, e quelle tre figure, segnate dal tempo e dalla miseria, si aggirano spaesate in mezzo a quindici scatoloni di cartone: scatole che diventano, con un semplice gesto, mare, rifugio, nuvole, prigione... Come campi da arare riesce, in una sola ora di spettacolo, a regalare emozioni e sentimenti: è un piccolo gioiello di intensità cui contribuiscono, in egual misura, le tre protagoniste.Andrea Porcheddu – Il Teatro
... resteranno impressi nella memoria alcuni passaggi di particolare intensità... tante e tante le cadute, quasi che in quel mondo di paure, di fughe, spazio nindefinito, anonimo, forse una stiva, una condizione di viaggio, il cuore pieno di nostalgie, sia davvero difficile stare in piedi, copnservare l’equilibrio...a volte si ride, ma sempre con un fondo di amarezza, si gioca anche, ma senza allegria. Smarrimenti, vite clandestine. Sentirsi ignorate, sapersi inascoltate. Desiderio di volare...tanti gli applausi al termine. Valeria Ottolenghi – Gazzetta di Parma
Il testo della Petyx procede per sincopi e improvvisi salti temporali evocati, nell’efficace messa in scena allestita dai registi Alessandra Fazzino e Giuseppe Cutino, per mezzo di una colonna sonora che accosta l’hard rock al tango e alla canzonetta italiana. Le tre interpreti – con grande abilità stilistica e possemica – recitano frammeti di storie implicite, spesso celate.Una danza automatica, das catena di montaggio, robotica e appassionata, fintamente epilettica e lucidamente emotiva snatura i loro corpi trasformandoli in macchine caotiche che danzano in costante ricerca di un precario equilibrio. Dimitri Papanakis - Hystrio
…le immagini inventate da Alessandra Fazzino e Giuseppe Cutino finiscono col rimanere dentro e germogliare come simboli di una spinta all’inazione che fa male, fa riflettere e racconta bene il deserto ffettivo dei nostri giorni. Nicola Arrigoni - Sipario
Il testo della Petyx è un canovaccio ricco di emozioni costruito su poche parole sempre le stesse che cercano disperatamente una via per esprimersi. Giuseppe Cutino e Alessandra Fazzino hanno lavorato felicemente sul ritmo e sul movimento perenne di immagini costruite con i corpi delle attrici e le loro scatole.il risultato è un ensamble di grande sugestione, che canta e danza l’essere donna in un qualsiasi sud del mondo marchiato a sangue. Laura Nobile – La repubblica Palermo
Come campi da arare è un lavoro di grande fisicità, qui i corpi raccontano molto più delle parole che, in fondo, sono un unico dolore raccolto in frasi... Simonetta Trovato – Giornale di Sicilia
Dopo mPalermu, ancora una volta, attraverso il Premio Scenario, la Sicilia ha partorito dal suo livido e scomodo ventre una creatura che coinvolge gli spettatori in momenti in cui il teatro e la vita convivono... e non è poco! Stefania Ablondi – il caffèdelteatro
Hanno detto sullo studio
... il gruppo M'Arte ha confermato i fermenti creativi di una città che sa vivere con intelligenza e grande sensibilità il dolore del contemporaneo. Come campi da arare coniuga sapientemente danza e prosa, elaborando storie evanescenti eppure struggenti di tre donne Sono il bisogno d'amore, la lontananza, la sopravvivenza, la durezza, lo scontro, la memoria i temi che emergono in questa partitura che si appoggia a una struttura scenica semplicissima eppure efficace: scatoloni di cartone, che invadono la scena e diventano simbolo di rifugi, tombe, palazzi sventrati. È uno sguardo non manierato né retorico, quello che emerge dal lavoro delle tre intense performer dove il sorriso lascia spesso spazio alla commozione. Sono le piccole cose dell'amore - lettere, pensieri, parole - che dolorosamente esplodono sulla scena in istanti di grande bellezza: danze popolari, lotte corpo a corpo, sciacallaggio, canzoncine, fino al sogno di volare, angeli laici e sconfitti, per gridare forte il nome dell'amato. Andrea Porcheddu - Il Teatro luglio 2003
...tre donne, coreografate nel segno di Beckett e della Baush, raccontano attraverso il gesto, in maniera buffa e appassionata, le loro vite mancine... Nico Garrone – La Repubblica luglio 2003
...una piéce che sfugge alle consuete classificazioni di teatro, danza o teatro danza, scaraventando sulla scena con grazia irruenta tre donne di un Sud del mondo che parla siciliano, ma in cui riecheggiano gli accenti lontani di più o meno esotiche latitudini, popolate da miseria e sopraffazione. Un mondo in cui le donne spogliate di ogni dignità sono, appunto, soltanto “campi da arare”. Angela Mannino – Giornale di Sicilia luglio 2003
Come campi da arare, in forma di studio, riconferma anche quest’anno le nuove leve del teatro siciliano! Laura Nobile – La Repubblica Palermo luglio 2003
Come campi da arare si presenta come un progetto solido, interessante, che indaga l’essenza del viaggio. In un tempo beckettiano tre attrici danzano e dialogano in una città costruita di cartoni e di vuoti in attesa che qualcosa avvenga. Microstorie imbevute di sole e di terre bruciate, di stracci e di sogni. Vite appese al filo del destino, o arse nel tempo di un Godot arabo. O di un amore suddito. Alessandro Carli – la voce di Romagn luglio 2003
Toccante fino quasi al dolore questo racconto di storie minime, racconti di quella vita legata a mezze parole scritte su un foglio ormai stracciato ma sul quale vale ancora la pena di azzuffarsi perché è l’ultima cosa rimasta. Sulle piccole gioie degli altri ci accaniamo come avvoltoi perché l’altrui felicità è ricordo della nostra miseria. Interessante la scelta degli scatoloni quasi come dei bunker della nostra tranquillità che segnano anche il limite, angusto, della nostra esistenza. Il Blog di Mendooza luglio 2003
...tra i pochi gli spettacoli degni di menzione quest’anno a Volterrateatro "Come campi da arare", della Compagnia palermitana M’arte-Movimenti d’arte, vincitore del premio scenario , commovente momento di poesia. Nina Margeri – succoacido, luglio 2003