LA SIGNORA CHE GUARDA NEGLI OCCHI

LA SIGNORA CHE GUARDA NEGLI OCCHI   

di Sabrina Petyx

regia Giuseppe Cutino

Con Maria Cucinotti, Filippo Luna, Sabrina Petyx

scena e costumi Daniela Cernigliaro

Luci Marcello dAgostino

Foto Emilie Brouchon

galleria fotografica Elena Fava, Laura Stramarchia, Sonia Santagostino, Stefania Ciocca

aiuto regia Claudia Puglisi

 

 

Dare voce e azione alla trappola sotterranea che pizzo e usura serrano intorno alle loro prede è cercare di rappresentare l’irrappresentabile guardando negli occhi la paura e sfidandola con parole quotidiane, parole riconoscibili che sanno stare sulla bocca di vittime e carnefici con la stessa efficacia. “Chi deve pagare pagherà”. Ma chi pagherà alla fine? Che prezzo si deve pagare per non pagare più? Quanto coraggio serve per avere coraggio? La signora che guarda negli occhi è un confronto a viso aperto con un tema che fonda la sua esistenza sull’imperativo delle non parole, sul silenzio, sull’omertà. Sulla paura. La paura è una signora che guarda negli occhi e costringe ad abbassare la testa. La vergogna è una signora che negli occhi non si fa guardare. Che attacca alle spalle, che non si fa vedere. Una società civile stretta nella morsa della paura è destinata a soccombere. Guardare negli occhi la verità e saperla mostrare. Dare il proprio supporto di presenza, il proprio strattone, il proprio atto dovuto, in un momento storico in cui ogni focolaio di coraggio pronto ad accendersi necessita di un’eco che gli faccia da riparo e ne moltiplichi l’intensità. Tre attori in scena, tre differenti linguaggi, tre differenti prospettive che si moltiplicano per riflettere una realtà dai confini troppo estesi, che si espandono con la complicità del silenzio che li accompagna. Scegliere di denunciare, avere il coraggio di guardare negli occhi i propri aguzzini, si può? Forse no. Eppure si deve. Eppure è l’unica via possibile. Ma il confine fra un sì e un no è fragile. Arrivare a poter dire sì impone l’attraversamento di un percorso fatto di contraddizioni, furia, sottomissione, esasperazione, possibilità e impossibilità, fiducia e sfiducia. Il progetto da cui nasce La signora che guarda negli occhi parte dalla necessità e dalla richiesta di un territorio dove l’infiltrazione mafiosa e il potere del racket hanno raggiunto, in questi anni, un potere massimo, un territorio dove, tuttavia, qualcosa di nuovo ogni giorno accade, dove aumenta il numero di chi denuncia o di chi si oppone. Dove la coscienza va braccata, tenuta in pressing, sostenuta, coadiuvata. La scelta è di portare sulla scena non una storia ma una condizione, non un modo di vedere la realtà ma il manifestarsi di differenti realtà attraversate con scelte di scrittura differenti, in una ricerca drammaturgica e registica che si pone come obiettivo quello di coniugare modalità e stili linguistici autonomi che, nella loro sovrapposizione e complementarietà, riescano a parlare di un mondo per cui ogni parola può sembrare banale o già detta, là dove, invece, troppe ancora sono le cose impossibili da dire. Uno spettacolo di piani sovrapposti, una camera degli specchi dove l’immagine dell’altro diventi prigione o via di fuga, dove ciò che si vive qui e ora sia lo strumento narrativo, dove la parola e l’azione siano capaci di entrare in contraddizione per farsi segno. Parole di ogni giorno per gesti quotidiani che diventano estremi. Persone in carne ed ossa, per vite scarnificate che si raccontano con parole semplici. Vite per cui il quotidiano, una “vita normale”, non esiste più.

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musica di Roberto Agrestini tratta dallo spettacolo "Vietato Tuffarsi"
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